In laboratorio il primo essere vivente sintetico.

Da sempre l’uomo attraverso lo sviluppo scientifico ha cercato di sostituirsi a Dio. Bhè John Craig Venter, biologo statunitense, noto per aver sfidato il Progetto Genoma Umano nella corsa al sequenziamento del genoma, c’è quasi riuscito creando in laboratorio il primo essere vivente sintetico.

Sono oramai 15 anni che J. Craig Venter cerca di formare un genoma da zero utilizzando composti sintetici e creare la vita. Finalmenre lui e la sua squadra al J. Craig Venter Institute (JCVI) a Rockville, Maryland, e San Diego, California, ci sono riusciti. Partendo da quanttro provette di sostanze chimiche ha riprodotta artificialmente un batterio formato da una cellula singola, Mycoplasma mycoides.Il genoma sintetico creato da Venter è quasi identica a quella di un batterio naturale. Ci sono voluti circa 40 milioni di dollari e 20 persone che hanno lavorato a questo progetto per più di un 10 anni. Tutto è cominciato circa 20 anni fa quando la tecnologia non era così avanzata da permettere tali risultati. Nel 1997 il gruppo capitanato dal dott. Venter dimostrò di poter trasferire frammenti di genoma naturale da un batterio all’altro. Il passo successivo fu fatto dopo un solo anno, creare artificialmente una sequenza di DNA del batterio Mycoplasma genitalium. Ma il batterio preso in questione cresceva troppo lentamente ed ogni singolo esperimento si protraeva per settimane rallentando la ricerca. Ma tra il 2008 e il 2009 gli stessi studi furoni trasferiti su un nuovo batterio, il M. mycoides che poteva essere gestito allo stesso modo ma con tempi molto ridotti. Dopo medi di trapianti senza successo del genoma artificiale nel batterio finalmente qualcosa cambiò.

Il nuovo organismo non era soltanto una costruzione chimica di laboratorio, ma poteva essere annoverato tra gli organismi viventi: cominciò a riprodursi, caratteristica principale degli esseri viventi. Da una singola cellula artificiale si è sviluppata una colonia di batteri blu su un vietrino di laboratorio durante il fine settimana. Il colore blu derivava dal gene impiantato artificialmente nel DNA preposto alla sisntesi di quel pigmento. Sequenziando il DNA della nuova colonia gli scienziati hanno confermato che questi batteri hanno il genoma sintetico, e che i microbi sono nati da proteine caratteristiche del M. mycoides . La colonia è cresciuta come un tipico M. micoidi naturale.

L’importanza di questo risultato sta nella possibilità futura di poter inserire in batteri segmenti di DNA preposti a scopi benefici, quali la possibilità di nutrirsi del petrolio caduto in mare, catturare anidride carbonica dall’aria, riducendo l’effetto serrao di produrre vaccini e medicinali.

Il viaggio è ancora lungo ma come si dice chi ben comincia è già a metà dell’opera.

http://www.avanguardie.org/?p=11725

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